Percorso Formativo

Il corso didattico andrà ad affrontare tutti gli aspetti inerenti la sostenibilità dal punto di vista sociale, economico, ambientale ed ecologico; sarà ispirato da un forte senso di etica professionale, poiché si ritiene che l’architetto -nel suo agire- è il principale protagonista della trasformazione non solo del territorio ma anche dei comportamenti sociali che questa trasformazione innesca; qualificandosi come operatore di un processo che non sia solo di tipo poietico –che si manifesta nell’ordine dell’agire- ma anche di tipo noetico, giacché il progetto architettonico è anche sensazione, immaginazione, interpretazione e sogno, dove con la parola Sogno si intende il raggiungimento di un ideale, che faccia sintesi delle sensazioni mediate dalla cultura e dalla sensibilità personale dell’architetto e la parola Costruire sia intesa non solo in senso materiale, come costruzione di un qualunque manufatto, ma anche e soprattutto come costruzione di strategie, identità, orgoglio e coesione nell’ambito di un gruppo sociale che si riconosca nei principi ispiratori del suo agire.

Si perseguiranno concetti quali la meritocrazia e l’efficienza. Efficienza: perché è a questo che tende il progetto costruttivo teso ad ottimizzare gli sprechi e lo sforzo energetico, limitando il rischio umano e l’impatto ambientale. Meritocrazia: perché si ritiene doveroso che ciascun interprete del processo progettuale sia messo in condizione di offrire le sue personali capacità, senza inutili appiattimenti su standard qualitativi di inefficienza, esaltando al contrario i singoli talenti nel loro agire collettivo.

Scarica il programma che si svolgerà Certosa di Pontignano dal 29 luglio al 4 agosto (PDF)

MATERIE DI STUDIO

 Il territorio – seconda e terza natura –
Tutor: Stefano Campana, Gaetano Di Pasquale

Per capire come agisce l’architettura, quali effetti produce nel pensiero di chi la vive, in che modo riesce a innescare rapporti, reazioni e nuove azioni creative occorre cominciare dalla conoscenza del territorio antropizzato inteso come habitat.
Il territorio è il contenitore – non passivo – di una comunità e della sua identità, della sua storia, delle sue peculiarità, dei suoi bisogni e delle sue aspirazioni. E’ il “luogo” in cui interagiscono fenomeni e problematiche di natura ambientale, culturale, economica e sociale. In cui depositiamo la memoria del nostro tempo.
L’edilizia e l’agricoltura sono le principali protagoniste della trasformazione del paesaggio, mentre l’arte, attraverso la pittura, la letteratura, il teatro e il cinema, ha un’influenza determinante sulla formazione dell’idea di paesaggio, sulla sua percezione e interpretazione.

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Habitat umano
Tutor: Marco Del Francia, Saverio Luzzi

Non esiste un’architettura autenticamente pura e con un’esclusiva identità regionale.
Ciò che realmente conta è in quale ambiente culturale e intellettuale è stata concepita, e soprattutto cosa riuscirà a generare all’interno della comunità a cui è destinata.
Architettura è lavorare sullo spazio o meglio trasformare lo spazio in luogo nella consapevolezza che lo spazio è performante e interviene in modo prepotente nei nostri comportamenti. L’architetto ne è consapevole e ne sente la grande responsabilità, lavora perché l’effetto sia catartico, affina il progetto finché è sicuro di riuscire a manipolare l’emozione di chi andrà ad abitare e vivere quei luoghi. Sviluppare progetti capaci di generare inclusione sociale, possibili nuovi comportamenti, generando forme di appropriazione e anche di orgoglio da parte delle comunità.

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Atelier di progettazione scuola tecnica Haiti
Tutor: Edoardo Milesi, Giulia Milesi

L’architettura non è solo un fatto fisico, ma anche una proiezione mentale.
Una scuola è prima di tutto un edificio pubblico che deve rapportarsi, deve comunicare con tutto quello che le sta attorno. Un’occasione per ricostruire relazioni, ricreare il senso di comunità e riavviare attività produttive. La costruzione deve creare un luogo dove la comunità possa riconoscersi, anche con orgoglio, forse ritrovando frammenti di un passato perduto. Nell’autocostruzione di questo cantiere interamente progettato con tecnologia “a secco”, studenti, maestranze e residenti trovano le modalità per moltiplicarne gli usi. La costruzione della scuola è lei stessa un momento di sperimentazione. La sua forma e la sua tecnologia sono stimolo alla costruzione intelligente, all’esigenza di costruire sempre con un progetto anche nelle costruzioni spontanee. La tecnologia sostenibile è scritta sulle murature come un abaco. Come istruzioni all’uso per tutti. La didattica e la formazione sconfinano nell’informazione. E’ importante prevedere la trasmissione orale del sapere e questo avviene in ambienti che facilitano i rapporti anche tra culture diverse. Facilitare i contatti significa portare la scuola fuori dalla scuola, oltre i suoi confini che è esattamente lo scopo del progetto della scuola tecnica per il secondo paese più povero del mondo.
La semplificazione compositiva è di grande aiuto al riciclaggio e al riuso.
Il laboratorio prevede la costruzione di un forno a calce e di una serie di arredi e complementi mediante il riciclo di materiali esausti.

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